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Trento, 28 marzo 2012
UNA SENTENZA CHE DÀ SPERANZA
La sentenza del Consiglio di Stato permetterà alla comunità islamica di avere un centro culturale
dove potranno svolgersi attività sociali religiose e culturali

di Lucia Coppola dei Verdi per la Costituente ecologista
dal Corriere del Trentino di mercoledì 28 marzo 2012

Ridotti al silenzio solo a causa dell’appartenenza religiosa, culturale o semplicemente geografica. Per la lingua o il colore della pelle. Ma ecco, finalmente, una buona notizia. Il primo giorno di primavera —  coinciso con la Giornata mondiale contro il razzismo —  ci ha raccontato infatti che, dopo tre anni di battaglie e due ricorsi persi al Tar, una sentenza del Consiglio di Stato permetterà alla comunità islamica di avere un centro culturale dove potranno svolgersi attività sociali religiose e culturali. Dove parlare un linguaggio comune e riconoscersi. Aperto, sicuramente, al contributo e alla presenza dei trentini che desiderano cercare un confronto e comunicare con un mondo che è più vicino di quanto in molti non pensino.

Non è ancora una moschea, dunque, quello di cui parliamo, ma è comunque una conquista di civiltà per i musulmani presenti nella nostra città e provincia. E anche per i tanti cittadini di Trento che hanno vissuto con disagio questa incomprensibile chiusura, la negazione di un diritto considerato sacrosanto in ogni città e capitale europea, e nel resto del mondo. Chi pretende, non si sa sulla base di quale presunta superiorità e di un malinteso senso di appartenenza «territoriale», di omologare e appiattire in un unico crudele destino —  quello di scomparire o di rendersi invisibili —  migliaia di persone che vivono, studiano, lavorano in Trentino questa volta non ha avuto partita vinta.

Eppure in molte regioni e Comuni italiani, anche guidati dal centrodestra, le cose stanno andando avanti con un ritmo più incisivo, se pure tra mille difficoltà. Qui le iniziative tese all’inclusione languono e spesso la lentezza nel prendere decisioni di qualsiasi tipo, a fronte di urgenze materiali o spirituali come quella di un luogo di culto, è davvero troppa.

Negli ultimi mesi sono stata più volte colpita, leggendo i quotidiani locali, dalle semplificazioni e dall’intolleranza di molti interventi nel merito dei diritti umani e della convivenza civile. Gli attacchi continui rivolti alla popolazione Sinti e Rom, il fatto che diritti elementari, tra cui quello alla semplice sopravvivenza, assomiglino sempre più a privilegi, il razzismo strisciante che è entrato anche dentro le istituzioni democratiche avrebbero bisogno di parole chiare da parte di coloro che, a vario titolo, governano il nostro territorio. Di prese di distanza e di politiche inclusive, senza la paura di scontentare chi vive di xenofobia, chi fa delle divisioni e dell’odio razziale la propria ragion d’essere. Penso che tutti, personalmente e politicamente, potremmo fare molto di più per contrastare la convinzione di essere gli unici depositari di diritti, cultura, verità e fede.

L’avversione, portata avanti con una pervicacia degna di miglior causa, alla costruzione della moschea, anzi, del centro culturale in quel di Gardolo è stata a questo proposito esemplare. Per contro, è davvero curioso il fatto che nella sola Italia del nord, guidata per lo più da amministrazioni di centrodestra, ce ne siano ben duecento. È del tutto evidente, anche in termini di dettato costituzionale, che non si può negare a nessuno un luogo dove poter professare la propria religione.

È un fatto ormai assodato che garantire diritti preserva da integralismi e irrigidimenti, dunque crea le condizioni per una convivenza pacifica e rispettosa. Sancisce di fatto quel controllo sociale e dei comportamenti che la nostra città ha tutto l’interesse a esercitare per arrivare a una piena integrazione. Ma il Trentino macina piano e come un pachiderma sazio si accontenta spesso delle ragioni strumentali di coloro che vedono negli immigrati solo individui da sfruttare, privi di bisogni, necessità e diritti. È di questi giorni la campagna contro le politiche di aiuti internazionali che la nostra Provincia e, in toni decisamente minori, il Comune di Trento attua. Si sprecano gli ordini del giorno che contrappongono i bambini dell’Africa dalle pance gonfie e dagli occhi grandi ai nostri che pagano troppo gli asili nido. Sarebbe come dire che, siccome c’è la crisi, nessuno di noi dovrebbe più fare un’adozione a distanza, un’azione caritatevole o spendere una minima parte delle sue risorse personali o familiari per sostenere chi sta peggio. La carità, ancorché cristiana, non abita più qui?

Non sono certo gli aiuti internazionali ad aver messo in ginocchio l’economia italiana! E men che meno quella trentina. Bisogna invece guardare alle disuguaglianze, ora sempre più marcate anche nel nostro Paese, dovute al fatto che persone come Marchionne, per citarne una a caso, guadagnano 1037 volte più di un operaio Fiat.

Un altro dato certo è che non esistono politiche migratorie «razionali», perché l’immigrazione è una variabile dipendente da un sistema di organizzazione mondiale basato su disuguaglianze strutturali che, per semplificare, è passato dal colonialismo alla globalizzazione. Dunque, parlare di immigrazione significa considerare non solo le disuguaglianze interne all’Europa, ma anche tutti i processi di allargamento del degrado sociale che costringono le persone ad andarsene. Purtroppo non un diritto di fuga, ma un dovere di fuga per molte di loro.

Come si può ragionare in termini di politiche migratorie se non prendendo in considerazione l’organizzazione sociale del lavoro, l’appartenenza a razze, popoli, culture, generi? Sono oltre migliaia gli stranieri morti nel nostro bel Mediterraneo. Dovremmo ogni tanto ricordarcelo. E ricordare che dall’Italia, e dal Trentino, partirono fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento oltre trenta milioni di persone.

Per tornare al centro islamico, vorrei ricordare una bella giornata passata, la scorsa primavera, nella Moschea Nuova di Madrid, dotata di bar, ristorante, biblioteche, sale per bambini, bei giardini. Ma soprattutto aperta a tutti. C’erano molte persone musulmane al suo interno, ma erano di più i madrileni, gli studenti universitari e i turisti che, come me, ne apprezzavano il clima cordiale e accogliente, la pace, i raffinati spazi arredati con gusto e sobrietà, le opere d’arte, gli scritti in tutte le lingue, i murales che raccontavano la storia dell’islam, la buona cucina e il profumo del tè al cardamomo. Una giornata speciale e indimenticabile che mi ha fatto comprendere come potrebbe funzionare il mondo, anche il nostro piccolo Trentino che oggi, finalmente, è un po’ più grande e al passo con i tempi.

Lucia Coppola
consigliere comunale a Trento, Verdi per la costituente ecologista

 

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